Il Castellaccio

 

Durante il suo viaggio in Italia, Goethe, passando per Civita Castellana ormai prossimo a Roma, annotò

“…rilievi e dirupi in forme stupendamente plastiche, roccioni a precipizio e un paesaggio tutto discontinuità e fratture…”

Leggendo le impressioni di questo viaggiatore d’eccezione, la mente va immancabilmente al multiforme quanto suggestivo paesaggio, che fa da cornice alla cittadina: enormi masse di tufo rossiccio, vallate incise nella roccia, rupi a strapiombo su rapidi corsi d’acqua. Gli stessi pianori che caratterizzano il territorio costituiscono i luoghi privilegiati dai quali godere di un panorama ondulato e disteso. E tale è il Castellaccio: un’altura a nord del centro abitato, che s’incunea, come una lingua di terra tra il Rio Purgatorio  e il Rio Maggiore,affluente del fiume Treja, offrendo allo spettatore una veduta esclusiva della città e dell’ambiente in cui è immersa; uno sperone tufaceo dall’insolita forma affusolata, in cui si fondono bellezze naturali e preziose tracce archeologiche antiche di millenni, che dal periodo falisco si protraggono fino all’epoca medievale.

 

 

 

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